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Milioni di uomini e donne nel mondo soffrono di sindromi del dolore pelvico cronico (CPPS).

Il dolore pelvico include solitamente uno o più sintomi, come malessere o dolore rettale, genitale o addominale, aumento del dolore o malessere quando ci si siede, indossando dei jeans, andando in bicicletta, durante o dopo l’attività sessuale, e spesso urgenza urinaria. C’è un fattore comune che unisce le diverse denominazioni: non esiste una terapia efficace comune a molte di loro e che il corpo e la mente sono intimamente coinvolti nella causa e nella cura.

Per molti anni le sindromi del dolore pelvico sono state un enigma per la comunità medica, molto frequentemente i medici ancora dicono ai pazienti che ne sono affetti, che si tratta di un problema minimo, psicologico o inesistente, dagli esami clinici non emerge nessun dato significativo.
Questi malesseri, dolori e disfunzioni si verificano sia negli uomini che nelle donne. Una persona può sperimentare solo un sintomo, mentre un’altra può sperimentarli tutti. I sintomi hanno in genere una grande variabilità, anche anatomica.

Malgrado molte persone soffrano di dolore pelvico cronico, la maggior parte di loro si sente sola nell’affrontare le proprie difficoltà. L’area genitale è ancora legata a tanti tabù e pregiudizi, i nostri nonni le chiamavano le vergogne, e il nervo che innerva questa parte nascosta del corpo, si chiama pudendo, e spesso è molto difficile ancora oggi, parlarne, persino con amici intimi o parenti.

La vulvodinia o vestibolodinia e è una sindrome del dolore pelvico caratterizzata da dolore al tatto all’apertura (vestibolo), della vagina. Circa il 16% delle donne ne soffre, alcuni studi riportano il 25%, a un certo punto della vita.
Ci sono donne affette da vulvodinia che provano dolore esclusivamente quando la vulva viene toccata, ad esempio durante un rapporto sessuale. Molte non possono indossare vestiti stretti o partecipare ad attività che comportino una pressione sull’apertura della vagina, oppure provano un senso di bruciore alla vulva e sensazione di piccole scosse elettriche alla clitoride e all’uretra, che queste siano toccata o meno.

I dolori e i bruciori possono essere intermittenti o costanti e avere una grande variabilità.

Le donne affette da vulvodinia aspettano a volte molti anni prima di arrivare a ricevere la diagnosi esatta. Spesso i ginecologi prendono la vulvodinia per una candidosi, per una cistite ricorrente, per una vaginite. Prescrivono allora terapie mirate, che, invece di aiutare, aggravano la loro condizione, andando ad infiammare ulteriormente i tessuti interessati.
Come nel caso di molti disturbi la cui causa non è chiara, sono emerse terapie complementari: modificazione della dieta per abbassare l’infiammazione, in quanto alla vulvodinia è associato molto spesso un intestino colitico, sedute osteopatiche o fisioterapiche, la psicoterapia, lo yoga e la meditazione che si affiancano a terapie fisiche molto valide, come l’elettroporazione.

Il fatto che l’analisi diagnostica tradizionale sia incapace di rilevare una patologia non significa che la condizione di vulvodinia/vestibolodinia non esista. Se si stringe una mano più forte che si può per un’ora si proverà fastidio, intorpidimento e si sentirà sollievo quando si smetterà di stringerla, se si terrà il pugno stretto per un giorno, per una settimana, per un mese, per un anno, per molti anni, cosa potrà succedere? Questo è un modo per comprendere lo stato del pavimento pelvico e della vulva dopo molti anni di contrazione inconsapevole. Con il tempo, la richiesta costante al pavimento pelvico di tendersi e contrarsi avrà, come risultato, la sua trasformazione in un ambiente inospitale per i nervi, i vasi sanguigni e le strutture interne e favorirà la formazione di zone di iperdensità o trigger points dolorosi.

Tutto questo porta a un ciclo di tensione, ansia e dolore, spesso ancora oggi non riconosciuto e non curato. Inoltre, la maggior parte delle donne vuole che l’area dei genitali funzioni, ma non vogliono saperne molto o dover prestare loro attenzione, forse a causa della sensazione di frustrazione dovuta, sia ai lunghi anni di attesa per la diagnosi, sia alle cure, ancora frequentemente errate o non complete.

Il dolore e la disfunzione peggiorano in presenza di stress, stress che si manifesta anche a carico di altre strutture in quanto, la maggior parte delle donne affette da vulvodinia/vestibolodinia, serra o

bruxa (iperattivazione sistema nervoso ortosimpatico). Molte pazienti notano e riferiscono la relazione tra stress e intensità dei loro sintomi.
Dalla mia esperienza, l’unico approccio di cura possibile è quello olistico, che tenga in considerazione la persona nella sua globalità, con i suoi bisogni fisici e psichici, che sappia educare alla consapevolezza corporea, alla respirazione e alla capacità di rilassare volontariamente le strutture coinvolte.

L’obiettivo è quello di ridurre la sintomatologia dolorosa, individuando ciò che innesca questi sintomi, trattando le zone di alterata densità dei tessuti (trigger points, tender points), riducendo l’infiammazione sistemica (nutrizione) e lo stress, interrompendo quel circolo vizioso rappresentato da tensione – ansia – dolore.

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